A cura di Domenico Gagliardi

«Perchè il dolore che stiamo vivendo noi non sia vissuto da altri». Don Ciro Cozzolino, parroco della SS. Trinità di Torre Annunziata di via Gino Alfani, scrive una lunga lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un appello che scaturisce dalla tragedia del 7 luglio scorso, quando otto persone rimasero uccise dal crollo parziale di una palazzina della Rampa Nunziante. Una ferita ancora aperta e che trasuda sangue nelle coscienze e nell'animo dei cittadini oplontini, che attendono che si faccia giustizia per quelle otto vite spezzate drammaticamente. Non da un destino crudele ma probabilmente dalla superficialità - dolosa o colposa, saranno i magistrati che conducono l'inchiesta ancora in corso eventualmente a dirlo - di qualcuno.

«Le chiediamo di intervenire nei modi più opportuni per contribuire a risolvere o limitare, al minimo, quella che negli ultimi tempi sta diventando una ecatombe dovuta a disastri ambientali naturali o provocati dalla mano dell'uomo - scrive il sacerdote -. Coinvolti in prima persona, ma portavoce di quanti ancora credono in uno Stato vicino ai cittadini, facciamo fatica ad esprimere quello che si prova a benedire salme che potevano e dovevano non esserci in quelle bare il giorno del funerale a Torre Annunziata, il 14 luglio 2017».

Don Ciro amplia il suo discorso proprio a partire dalla tragedia della Rampa, concentrando la sua attenzione sulla necessità di garantire - attraverso norme più severe - la sicurezza degli edifici in Italia, un «territorio fragile da un punto di vista geomorfologico strutturale - scrive -. Ma se altri Paesi sono riusciti a limitare i danni provocati da eventi sismici forti - si chiede il prete - perché non possiamo riuscirci noi? Perché non possiamo eliminare i danni prodotti dalla mano dell'uomo?».

Per il sacerdote occorre «una regolamentazione seria e coscienziosa sul patrimonio immobiliare italiano, ormai improrogabile. Sono decenni che si parla di certificazione obbligatori per i fabbricati ma senza mai approdare a qualcoisa di certo. Il registro dell'anagrafe condominiale si è rivelato strumento inadeguato ed insufficiente, inutile a cancellare disgrazie annunciate. I Comuni hanno i loro limiti su questi argomenti, per cui accade cge al primo allarme segnalato si procede agli sgomberi - sottolinea Don Ciro - con conseguenze disastrose per gli occupanti che vengono trasferiti in tende o abitazioni di rifugio (casi verificatisi anche a Torre Annunziata in altri edifici, successivi al crollo della palazzina della Rampa, ndr)».

Infine, la richiesta al Capo dello Stato: «Desidereremmo essere ricevuti per ascoltare e conoscere il suo pensiero - conclude il sacerdote - sicuri che le nostre preoccupazioni trovino accoglienza».

La lettera, che chiunque può leggere integralmente, è disponibile presso la Parrocchia di via Gino Alfani e sta facendo il giro del web. E' possibile sottoscriverla «perché - scrive Don Ciro - non vogliamo che questo appello rimanga lettera morta. Non vogliamo più essere pochi a ricordare».

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