A cura di Domenico Gagliardi

Quattordici rose. Tante quanti gli anni trascorsi dall'omicidio di Matilde Sorrentino, la "mamma coraggio" uccisa il 26 marzo 2004 dalla camorra. Fu il suo coraggio a decretarne la morte. Denunciò gli "orchi" della scuola del rione Poverelli a Torre Annunziata, che abusarono dei bambini. Matilde, con grande coraggio, raccontò quello che accadeva ai suoi figli e agli altri alunni vittime delle violenze. I bruti vennero arrestati e condannati, ma la donna pagò quel suo atto di alto senso civico con la morte. 

Dinanzi al monumento eretto per le vittime innocenti di camorra della città oplontina, in piazza Mons. Orlando, i ragazzi della comunità-alloggio "Mamma Matilde", le Istituzioni, il Clero e le Forze dell'Ordine si sono ritrovati per rendere omaggio a Matilde e agli altri che, come lei, hanno perso la vita per la libertà, quella libertà di affrancarsi dalla prepotenza criminale. Quattordici rose deposte ai piedi del sacrario.

Matilde Sorrentino fu trucidata fuori l'uscio della sua casa, ammazzata come se fosse un boss. La risposta feroce della camorra, che non guarda in faccia a nessuno, donne e bambini inclusi.

A quattordici anni di distanza, la comunità salesiana di Torre Annunziata - che ospita la comunità-alloggio intitolata proprio a "Mamma Matilde" dove vengono accolti e coinvolti in attività rieducative i minori che hanno problemi con la giustizia - ha ricordato la mamma coraggio e il suo sacrificio. «L'omicidio di Matilde è stato un momento orribile per la città», ha detto don Antonio Carbone, il sacerdote a capo dei Salesiani di Torre Annunziata, che ha fatto dei giovani problematici e della loro ri-educazione la sua missione pastorale e di vita.

«La causa della memoria - ha affermato Don Franco Gallo, parroco della chiesa di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, situata a pochi passi da dove abitava Matilde - è un atto di dovere grandissimo. Matilde era una donna semplice, una mamma, una casalinga molto conosciuta nel quartiere. Oggi è giusto fermarsi a riflettere e fare memoria. Ma occorre che il ricordo sia quotidiano e coinvolga molte più persone di quelle presenti oggi alla cerimonia. Perché c'è ancora tanta gente che dimentica. E questo significa anche vanificare il sacrificio di Matilde e dei tanti caduti da innocenti per mano della camorra».

Il sindaco Vincenzo Ascione ha parlato di «un importante momento di riflessione e di memoria. In cui bisogna dire sì alla vita e no alla camorra, no alla morte. Non dimentichiamo mai quei cittadini onesti che hanno denunciato e si sono ribellati al giogo criminale. La memoria, qui a Torre Annunziata, non deve finire mai».

Toccante la lettura dell'elenco di tutte quelle persone cadute per mano della criminalità organizzata. In rassegna passano i nomi di Rosa Visone, il maresciallo dei carabinieri Luigi D'Alessio, Luigi Cafiero, Francesco Fabbrizzi, Giancarlo Siani, Luigi Staiano, Costantino Laudicino, Andrea Marchese, Raffaele Pastore, Matilde Sorrentino, Giuseppe Veropalumbo, Marco Pittoni. Nomi, vite, storie scolpite sul monumento dedicato alle vittime innocenti di camorra.

La manifestazione si sposta poi all'Oratorio Salesiano di via Margherita di Savoia. Qui, ad incontrare i giovani, ci sono il magistrato Pierpaolo Filippelli, della Procura di Torre Annunziata, Lucia Montanino, la vedova della guardia giurata Gaetano, uccisa nel 2009 mentre svolgeva il proprio turno di servizio, e don Tonino Palmese, vicario episcopale della Chiesa di Napoli per la giustizia e la carità e vicepresidente della Fondazione Polis della Regione Campania per i familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata. In sala, i rappresentanti delle forze dell'ordine cittadine.

Per il procuratore Filippelli, quella di oggi deve essere una «giornata di festa per i giovani, di riscatto sociale, di fiducia, di ottimismo». Si scaglia contro chi professa pessimismo, chi sostiene che le cose non possano cambiare. «Sono questi gli ignavi "moderni" di cui parlava Dante nella Divina Commedia - dice -. Chi non denuncia, chi decide di sottomettersi alla camorra, chi non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità». Il magistrato descrive Matilde Sorrentino come «una donna umile, una donna del popolo che viveva in una città ed un quartiere difficile. Era povera economicamente ma ricca di forza, coraggio, umanità, sentimenti, amore. Ruppe quel muro di omertà e fece arrestare gli aguzzini dei bambini vittime di abusi» in quella scuola degli orrori. «Non possiamo dimenticare - conclude - altrimenti vanificheremo il suo sacrificio. Tutti devono fare la loro parte: lo Stato, la Chiesa, la società civile, la Scuola, gli amministratori comunali, la magistratura e le forze dell'ordine».

Don Tonino Palmese, infine, ricorda l'importanza della «prevenzione e non della repressione per educare i giovani. Ci sono due libri che devono accompagnare la nostra vita: la Costituzione e il Vangelo. Ci dicono da che parte stare, come dobbiamo rispondere nella vita. L'importanza della memoria la capì già a suo tempo quel "furbacchione" di Gesù Cristo quando disse "Fate questo in memoria di me". Ecco, dobbiamo sempre ricordare che a guidarci deve essere la morale, che ci indica da che parte stare, quella giusta, nella vita».

Sul fenomeno babygang, don Palmese ritiene fondamentale la funzione della Scuola. «Chi non studia perché ha limiti intellettuali deve essere aiutato. Chi, invece, non lo fa perché non vuole, è una chiavica!».

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