A cura della Redazione

Le associazioni del territorio si schierano compatte al fianco della vedova di Giuseppe Veropalumbo, la donna che nove anni fa aveva ottenuto l’assegnazione di un alloggio confiscato alla camorra dopo la tragedia che le portò via il marito, ucciso da un proiettile vagante nella notte del 31 dicembre 2007. Oggi, quella stessa casa è al centro di un provvedimento di sfratto che le realtà civiche giudicano «ingiusto nella sostanza e crudele nella tempistica».

Secondo le associazioni firmatarie, vedere nuovamente messa a rischio l’abitazione della famiglia Veropalumbo rappresenta «una ferita che nessuna comunità può accettare in silenzio». Non solo per il dolore vissuto, ma anche per il percorso di legalità intrapreso dalla vedova, che ha pagato sulla propria pelle le conseguenze di un territorio segnato dalla violenza criminale.

«Lo sfratto – si legge nella nota – ignora la storia, la sofferenza e il valore simbolico di quella casa». Una scelta definita «priva di umanità», che aggiunge ulteriore ombra a una vicenda già segnata da errori e sofferenze.

Le associazioni chiedono quindi alle istituzioni competenti la sospensione immediata del provvedimento e la valutazione di ogni possibile soluzione alternativa, affinché la dignità della signora Veropalumbo venga tutelata e la serenità della famiglia non sia nuovamente minata. «La legge può essere ferma senza essere disumana», sottolineano, «e la giustizia non ha valore se non sa guardare alle persone».

Nel documento viene anche ribadito l’impegno comune per la legalità, ma con un principio chiaro: non si può chiedere rispetto delle regole senza tenere conto della storia e del sacrificio di chi vive quotidianamente le ferite lasciate dalla criminalità.

Le associazioni lanciano infine un appello al buon senso: «La giustizia e il rispetto per chi ha già pagato un prezzo troppo alto devono prevalere».

Associazioni firmatarie:
Pienz à Salute – Fenice Vulcanica – Mamme Vulcaniche – La Stazione

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