Non solo la demolizione di un edificio, ma l’abbattimento di un simbolo storico del potere criminale a Torre Annunziata. È il senso profondo dell’intervento pronunciato dal procuratore capo Nunzio Fragliasso durante la cerimonia di avvio dell’abbattimento di Palazzo Fienga, per decenni considerato la roccaforte del clan Gionta.
Parole dure, dirette, che hanno trasformato l’evento istituzionale in un momento di forte richiamo civile e politico per l’intera città. «Non si può non convenire su un punto: la demolizione non è tanto quella di Palazzo Fienga ma quella di Palazzo Gionta, che per decenni ha rappresentato e simboleggiato il centro del potere e dell’arroganza criminale della camorra nella città di Torre Annunziata» ha dichiarato Fragliasso davanti alle autorità presenti.
Per il procuratore capo si tratta di «un segnale potente» rivolto alla collettività, ma allo stesso tempo soltanto dell’inizio di un percorso molto più lungo e complesso.
«Questo è solo un primo passo, ce ne sono tanti altri da fare. È importante voltare pagina, azzerare il passato, ma occorre fare ancora tanto perché Torre Annunziata si affranchi definitivamente dal giogo della criminalità organizzata».
Nel suo intervento, Fragliasso ha poi rivolto un passaggio particolarmente severo nei confronti della gestione amministrativa della città dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche.
«Con lo scioglimento e il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e, in primis, dell’amministrazione comunale, attraverso un governo del territorio e una gestione della cosa pubblica che dessero un forte segnale di discontinuità rispetto al passato. Io questo segnale lo sto ancora aspettando».
Un’affermazione che ha segnato uno dei momenti più forti della cerimonia. Fragliasso ha parlato apertamente di «troppe ombre e poche luci», denunciando «troppe opacità, troppe contiguità con la criminalità organizzata» e «inermi inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale».
Secondo il magistrato, proprio queste situazioni finiscono per alimentare il terreno favorevole alla presenza dei clan sul territorio.
«Ci devono essere meno proclami, meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete coerenti con gli impegni assunti» ha aggiunto il procuratore capo.
Il messaggio finale è stato chiaro: il vero cambiamento non si misura con gli eventi simbolici ma con la capacità quotidiana di governare il territorio nel segno della legalità.
«Solo attraverso il concreto governo del territorio si potrà cogliere l’effettiva cifra del cambiamento. E soltanto allora potremo dire davvero di aver voltato pagina».
L’intervento del procuratore Fragliasso è avvenuto alla presenza dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e delle Infrastrutture Matteo Salvini, entrambi componenti del Consiglio dei Ministri, chiamato nei prossimi giorni a decidere sul futuro amministrativo di Torre Annunziata.


