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Torre Annunziata - Medicina Nucleare del CMO, il TAR accoglie ricorso contro il Comune

Torre Annunziata - Medicina Nucleare del CMO, il TAR accoglie ricorso contro il Comune

Difetto di notifica per l'ordinanza UTC di acquisizione al patrimonio dell'Ente

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Il TAR Campania ha ritenuto illegittimo il provvedimento con il quale il Comune di Torre Annunziata ha disposto l'acquisizione al patrimonio del'Ente dell'immobile di via Roma - civici 9/11 - dove ha sede la Medicina Nucleare del CMO. L'ordinanza fu emanata dall'Ufficio Tecnico nel luglio scorso a seguito del riscontro di presunti abusi edilizi che sarebbero stati attuati dalla proprietà del Centro polispecialistico. Nel documento se ne disponeva la chiusura «ad horas» e, per l'appunto, l'acquisizione ai fini dell'abbattimento delle opere ritenute fuori legge. I locali sono stati poi posti sotto sequestro dalla magistratura che ha aperto una inchiesta che coinvolge otto indagati, tra cui anche il dirigente dell'UTC (che ha emanato l'ordinanza) e altri due dipendenti comunali.

Con questo pronunciamento, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso contro il Comune presentato dalla società Gigante Immobiliare (il cui amministratore è coinvolto nel procedimento penale insieme ad altri sette imputati, il processo inizierà a marzo), proprietaria dello stabile di via Roma, sospendendo così l'ordinanza dell'Ufficio Tecnico. Alla base della decisione del Tribunale Amministrativo c'è un difetto di notifica in quanto il Comune avrebbe dovuto far recapitare anche alla Gigante Immobiliare l'ordinanza del dirigente dell'UTC, cosa che evidentemente non è avvenuta.

La chiusura delle attività relative alla Medicina Nucleare ha portato la proprietà del CMO ad avviare il licenziamento per 69 dipendenti. Ora, dunque, potrebbe aprirsi uno spiraglio anche se l'iter giudiziario e burocratico è lungi dall'essersi concluso.

Nel frattempo, il Comitato dei lavoratori "Art. 32 Libertà&Salute" chiede le dimissioni del sindaco Vincenzo Ascione, reo di «non averci tutelato». Nel contempo, «la sentenza del TAR apre nuovi e positivi scenari in merito a questa incredibile vicenda».

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