A cura di Antonio Gagliardi

Vania Carfora è una signora di Torre Annunziata, 51enne sposata con tre figli. Fa volontariato nella mensa dei poveri di don Pasquale Paduano, nell’Avo (Associazione volontari ospedalieri) e con “I ragazzi della Speranza” per l’assistenza ai bambini disabili. Una vita tranquilla la sua, divisa tra famiglia e impegno nel sociale.

Vania, però, ha un problema: non sta bene con il suo corpo. Pesa 145 chilogrammi e vorrebbe assolutamente dimagrire. Più di una volta ha tentato con cure dimagranti, ma senza risultati apprezzabili. Così prende una decisione: sottoporsi ad un intervento di sleeve gastrectomy, una procedura rapida, priva di complicazioni post operatorie. L’intervento, tra i più eseguiti in Italia e nel mondo negli ultimi anni, comporta una resezione di parte dello stomaco con una forte riduzione dell’appetito.

Vania è decisa, parte per il Nord d’Italia e si ricovera presso un ospedale lombardo. Due mesi fa l’intervento, poi il ritorno a casa e l’inizio di un lungo calvario. E lei stessa a raccontarcelo dal letto dell’ospedale di Boscotrecase, dove è attualmente ricoverata.

“Una settimana dopo l’intervento – inizia Vania – ho incominciato a sentire fortissimi dolori all’addome. Vengo trasportata d’urgenza all’ospedale di Boscotrecase con la diagnosi di blocco intestinale. Qui mi prendono in cura i chirurghi Lorenzo Fiore e Luigi Ascione, due medici fantastici che mi hanno letteralmente sottratta alla morte. Sono rimasta sorpresa dall’efficienza del reparto e di tutta l’equipe medica e paramedica. In 13 giorni mi rimettono in sesto. Torno a casa. Ma dopo una settimana, lunedì 15 aprile, vengo colpita da un’embolia polmonare con shock ipovolemico. Ancora una volta – continua Vania - devo ringraziare i medici dell’ospedale di Boscotrecase, tutti indistintamente, dalla rianimatrice, ai cadiologi agli infermieri, tutti intorno a me per salvarmi la vita. Ero in condizioni gravissime ma alla fine hanno compiuto il miracolo. Sono stata poi trasportata all’ospedale di Castellammare di Stabia per essere sottoposta ad un’angiotac e successivamente ricoverata nel reparto UTIC (Unità di terapia intensiva cardiologica, ndr) dell’ospedale boschese, da dove sono uscita il giorno di Pasqua. Ora sto ancora nel letto dell’ospedale ma mi sento molto meglio. Non finirò mai di ringraziare il personale tutto di questo ospedale. Il primario di cardiologia Luigi Granata, i medici Michele Magrì e Agnese Prisco per la loro professionalità e umanità. Niente di tutto quello che solitamente si sente dire nei riguardi di questo ospedale. Forse che le notizie cattive fanno più rumore di quelle buone. Ed è per questo – conclude Vania – che ho voluto raccontare questa mia storia, fatta di sofferenza e di dolore ma anche di gioia per lo scampato pericolo. E poi la piacevole sorpresa di aver incontrato medici e infermieri che, al di là della loro professionalità, mi hanno fatto sentire coccolata, mai abbandonata. Sarà questo il ricordo più bello che mi porterò quando andrò via da qui”.

Diceva Platone: “Il più grande errore nel trattamento delle malattie è che ci sono medici per il corpo e medici per l’anima, anche se le due cose non dovrebbero essere separate”. Qui, all’ospedale di Boscotrecase, Vania le ha trovate entrambe…

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