A cura di Antonio Gagliardi

Torre Annunziata è una città che vive di “ricordi”. Un rudere in via Castello ci riporta allo scoppio dei carri del 21 gennaio 1946; il quartiere delle Carceri, al sisma del novembre del 1980; due cinema-teatro, Moderno e Metropolitan, i simboli della cultura del secolo scorso; le macerie del palazzo Vitagliano, il prestigioso "ITIS Marconi"; il palazzo-murato di via Eolo (ex scuola elementare), l’infanzia di chi oggi supera i 50 anni. Tutti simboli di degrado che, nonostante i decenni trascorsi, rimangono lì a testimoniare l’incapacità (o l’impossibilità?) di Istituzioni e privati di eliminare il degrado e, di conseguenza, il pericolo connesso.  

E’ di qualche mese fa la caduta di pezzi di cornicioni dal tetto della Real Fabbrica d’Armi, un edificio storico fondato nel 1758 per volontà di Carlo di Borbone.  Il pietrame colpì un’auto parcheggiata proprio nei pressi, sfondando il parabrezza. Da quel giorno l’area è recintata per circoscrivere il pericolo... 

Ma proprio attaccata alla struttura militare, c’è un altro edificio abbandonato da oltre 40 anni, un’ex scuola elementare di proprietà di privati. Gli ingressi sono murati a dimostrazione che il fabbricato è inagibile. Ma il pericolo rappresentato dall’abbandono è più che mai evidente. Guardando le foto, si notano le ante in legno dei balconi completamente usurate e divelte dagli infissi. Basterebbe un folata di vento impetuoso (il che non è impossibile viste le mutate condizioni climatiche) che il tutto verrebbe giù, con gravi conseguenze per chi si trovasse a passare di lì (segnaliamo il pericolo all’Ufficio tecnico comunale affinché contatti la proprietà per mettere in sicurezza l’edificio).

A detta di illustri urbanisti, Torre Annunziata ha un centro storico tra i più belli e i meno "violentati" del comprensorio vesuviano. Invece di essere un polo di attrazione per turisti è diventato, anno dopo anno, il simbolo del degrado della città. Eppure il Cipe finanzia interventi per la riqualificazione di centri storici o aree in condizioni di degrado (la città di Cosenza ha ottenuto un finanziamento di 90 milioni di euro per il suo centro storico)Allora perché non dotarsi di una progettazione seria per partecipare all'assegnazione delle risorse "Cultura e Turismo"?

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