A cura di Ernesto Limito

Tanti stereotipi, frasi fatte che poi alla riprova dei fatti chissà quante mezze verità nascondono, ma c’è qualcosa che mi piace segnalare.

Qualcuno dirà ecco il solito scribacchino che parla sempre del Savoia e dei sui tifosi. Si non lo nego! Ma non è tutta colpa mia. Non è colpa mia se quando negli anni ‘60 vedevo un professore cieco aggrappato alla rete di recinzione che “vedeva” la partita seguendo le urla ed il rotolar del pallone. Non è colpa mia se ho visto persone in seggiolino col respiratore stare a soffrire anche per i bianchi: ma stavolta qualcuno l’ha fatta grossa, ma veramente grossa!

Eccomi alla narrazione. Avete mai sentito che un tifoso si tolga dalla tasca qualche migliaio di euro per spenderli senza scopo di lucro, ma munito solo dell’autorizzazione comunale (assenso che gli è stata data subito dopo aver sentito la parola gratis)? Per fare cosa? Aggiustare e dipingere le scale e dei Distinti, sotto un sole che lo martellava con i suoi 40 e più gradi!

Pasquale Gallo, che, con l’aiuto del genero ed il nipote, Francesco e Antonio è entrato in questo Guinness dei primati, non solo locali. Questo è il nome di uno dei tanti figli di questa terra strana che sa cacciare sempre fuori il meglio ed a volta il peggio di sé.

Il Savoia è Torre, la sua storia cammina con la città. I suoi trionfi, le sue cadute, vanno a pari passi con la terra torrese.

Cosa dire? Non mi rivolgo tanto ai torresi, agli ultras ed ai tanti malati dei bianchi, ma mi piace mandare questo messaggio ai nuovi calciatori, ai dirigenti ed a pochissimi altri che poco conoscono ciò che significa la maglia bianca a Torre…

E mò grazzitante Pascà, sì troppo gruosso… bona jurnata a te ed a tutti i lettori.

(Nella foto in alto, il super-tifoso Pasquale Gallo)