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Addio a James Senese, il sassofonista napoletano si è spento a 80 anni

Addio a James Senese, il sassofonista napoletano si è spento a 80 anni

Ha suonato con gli Showmen, Napoli Centrale e Pino Daniele. Il ricordo del prof. Felicio Izzo

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

È morto all’età di 80 anni James Senese, sassofonista, compositore e figura simbolo della musica napoletana contemporanea. Fondatore degli Showmen e poi dei Napoli Centrale, Senese è stato anche uno dei membri storici della band di Pino Daniele, con cui ha condiviso palchi, tour e una lunga stagione di rinnovamento musicale.

L’artista era stato ricoverato a fine settembre all’ospedale Cardarelli di Napoli per una grave infezione polmonare, da cui non si è più ripreso.

A dare l’annuncio della scomparsa è stato Enzo Avitabile, amico e compagno di musica di una vita, che sui social ha scritto parole di profonda commozione:

“Non bastano parole per un dolore così grande ma solo un grazie! Grazie per il tuo talento, la dedizione, la passione, la ricerca. Sei stato un esempio di musica e di vita. Un amico per fratello, un fratello per amico. Per sempre”.

Con la morte di James Senese, Napoli perde una delle sue voci più autentiche e potenti, un artista capace di fondere jazz, blues e sonorità mediterranee in un linguaggio unico, riconoscibile e profondamente radicato nella cultura partenopea.

Il suo sax resterà per sempre il simbolo di un’anima musicale che ha saputo raccontare, con note e silenzi, la complessità e la bellezza di una città intera.

Il ricordo del prof. Felicio Izzo

L’ho incontrato una sola volta, ma sufficiente a ricordarmene per sempre. Scelse il nome - il christian name anglosassone – del padre. Il cognome, della madre, gli fu assegnato all’anagrafe.

Più neutro e impersonale di James Smith, il padre, in America, c'è solo John Smith. Più materno di Anna Senese c'è solo una madre come Anna Senese.

James Senese era entrambi. Era il caso e la necessità, l'amore e il distacco. Era il destino e la speranza.  Di entrambi ha fatto vita e realtà.

La sua lingua era ‘a parlesia resa ancor più “esoterica” dal colore della sua voce

Ma ci teneva a quel suo colore. Anche nei capelli. Mi sarebbe piaciuto vederli tutti candidi come di certo erano naturalmente diventati. Eppure la tintura non era un vezzo di infantile vanità, un delirio senile di egolatria.

Era l’orgoglio di un colore che assorbe tutto del mondo. Anche la luce come accade nel cielo da qualche parte dell'universo a dare un senso alle cose e persino agli esseri umani.

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