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Violenza di Capodanno a Torre Annunziata, Libera: «Diciotto anni dopo Veropalumbo poco è cambiato»

Violenza di Capodanno a Torre Annunziata, Libera: «Diciotto anni dopo Veropalumbo poco è cambiato»

L'appello dell'Associazione per sicurezza, prevenzione e politiche educative

Aggiornato il (2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Sono trascorsi diciotto anni dall’omicidio di Giuseppe Veropalumbo, ucciso nella notte di Capodanno del 2007, ma gli episodi di violenza che continuano a segnare Torre Annunziata dimostrano quanto quella ferita sia ancora aperta. A sottolinearlo è il Presidio di Libera Torre Annunziata, che interviene dopo la rissa culminata con un ferimento da arma da taglio avvenuta la vigilia di Capodanno in via Gino Alfani, durante i festeggiamenti.

Secondo Libera, non si tratta di un fatto isolato, bensì dell’ennesimo segnale di un malessere profondo e strutturale, radicato in una mentalità camorristica che continua a permeare il tessuto sociale ed educativo della città. «Non bastano proclami o soluzioni semplicistiche come l’invio dell’esercito – sottolinea il presidio – per affrontare problemi che richiedono risposte complesse, coordinate e durature».

A pesare è anche la carenza di risorse sul fronte della sicurezza: il commissariato di Torre Annunziata soffre di un deficit di organico pari a circa il 50%, mentre la Polizia Municipale è spesso impegnata in attività lontane dal controllo di strade e piazze. Ma, evidenzia Libera, il problema non riguarda solo le forze dell’ordine: mancano soprattutto politiche pubbliche capaci di offrire alternative concrete al disagio giovanile.

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Da qui la richiesta di un deciso cambio di passo. Come già avvenuto dopo l’omicidio di Pasquale Nappo a Boscoreale, il Presidio di Libera chiede la convocazione urgente dell’Osservatorio permanente sulla legalità, per analizzare le criticità emerse e definire azioni condivise e incisive.

Quattro le direttrici indicate come prioritarie:

  • Scuola come presidio H24, con tempo pieno, attività extracurriculari e patti educativi di comunità per contrastare la dispersione scolastica;
  • Rigenerazione urbana e riuso dei beni confiscati, per creare spazi di aggregazione giovanile sottratti al controllo criminale;
  • Formazione e lavoro legale, attraverso borse di studio, tirocini retribuiti e sostegno alle start-up della legalità;
  • Supporto psicologico ed educativo di prossimità, con educatori di strada e sostegno alle famiglie per interrompere la trasmissione della cultura camorristica.

«Solo un controllo del territorio continuo e coordinato, che vada oltre le iniziative spot come le “zone rosse”, e un impegno corale che coinvolga istituzioni, scuole, terzo settore, imprese e parti sociali – conclude Libera – possono restituire un futuro ai giovani di Torre Annunziata e contrastare alla radice non solo le violenze di Capodanno, ma ogni forma di illegalità».

(Nella foto, Rampa Nunziante, il luogo dove è avvenuto il pestaggio)

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