"Quattro commissariamenti in poco più di trent’anni, ai quali va aggiunto anche un quinto “sfumato” solo grazie alla bontà delle prescrizioni prefettizie. Un dato che, da solo, basterebbe a restituire l’immagine inquietante della gestione amministrativa di Torre Annunziata e che continua ad alimentare un clima di profonda sfiducia tra i cittadini".
È bene chiarirlo subito: un commissariamento non equivale automaticamente a una condanna. I commissari inviati dal Ministero dell’Interno hanno il compito di indagare, verificare e valutare se esistano o meno i presupposti per provvedimenti più gravi. Tuttavia, l’inquietudine che serpeggia tra quella parte di cittadinanza “sana” è reale ed è la stessa che attraversa l’intero Paese: la sfiducia verso le istituzioni, la politica e chi dovrebbe rappresentare i cittadini.
A distanza di cinque anni dalla nascita del gruppo territoriale dedicato alla figura di Giancarlo Siani e aderente al Movimento Nazionale delle Agende Rosse, i promotori rivendicano con fermezza la correttezza del percorso intrapreso. “Abbiamo avuto ragione su tutta la linea – spiegano – a selezionare, a diffidare, a mantenere le distanze, a muoverci sempre e solo in maniera istituzionale”.
La delusione, però, è forte nei confronti di chi anima i social con accuse e proclami, ma poi si defila quando c’è da sostenere azioni concrete. Una categoria trasversale che comprende politici, giornalisti e semplici cittadini, accomunati – secondo il gruppo – da un protagonismo sterile e inconcludente.
Amarezza anche per la freddezza mostrata da molte associazioni del territorio, fatta eccezione per poche realtà che hanno sostenuto le iniziative portate avanti negli anni. Un episodio emblematico è quello del 21 marzo, quando era prevista in città la presenza del giornalista Sigfrido Ranucci, poi annullata con grande rammarico. “Non ci è sembrato giusto né sicuro – spiegano – ospitare un simbolo della legalità in una città dove, nel migliore dei casi, ci si gira dall’altra parte e, nel peggiore, si viene isolati”.
Eppure, negli anni Torre Annunziata ha accolto figure di primo piano dell’antimafia e del giornalismo d’inchiesta: da Nicola Gratteri a Nino Di Matteo, da Salvatore Borsellino a Marco Lillo, da Piergiorgio Morosini ad Anna Maria Frustaci, fino a Luigi De Magistris e Alessandro Di Battista. Presenze autorevoli che non sono bastate a scalfire l’indifferenza di una parte consistente della città.
La preoccupazione più grande, sottolineano, è che questa indifferenza non provenga solo dalle fasce sociali più fragili, ma da quella che viene definita la “Torre bene”: quella che governa, orienta le scelte e influenza il destino collettivo, spesso senza ideologie, senza moralità e – soprattutto – senza un autentico interesse o amore per la città.
Un quadro duro, che accompagna l’ennesima stagione di incertezza istituzionale e che pone una domanda inevitabile: quanta fiducia resta ancora da ricostruire tra Torre Annunziata e le sue istituzioni?


