La prima volta che vidi Rosario davvero felice fu quando aprì la porta della stanza che gli era stata assegnata dall'Amministrazione Comunale di Torre Annunziata all'interno dello stadio: il riconoscimento ufficiale per l'Aicovis, la sua idea che diventava realtà. Più di una semplice vittoria sullo scetticismo di chi fino a quel momento accompagnava il racconto del suo progetto con sorrisi insopportabili, quasi fosse il sogno impossibile di una mente esaltata.
Invece aveva avuto ragione lui: da Torre Annunziata poteva partire una crociata di civiltà per contrastare la follia pura che stava trasformando gli stadi italiani in territori vietati alle famiglie. Rosario nei campi sportivi aveva vissuto la sua fanciullezza e poi la sua adolescenza, sapeva quando la violenza poteva scatenarsi. Ma ora era diventato un papà, alle figlie doveva proporre un modello diverso.
Oggi, nel giorno più triste, possiamo dire che ha avuto ragione, è riuscito a convincere il mondo che cambiare si può, almeno abbiamo il dovere di tentare. Una lezione che ha migliorato tutti noi, anche chi aveva creduto di essere superiore, diverso. Quell' idea non va dispersa, va continuata. Nel nome di Rosario, per il bene di tutti.
Quante volte ho visto quegli occhi sorridere, gioire per una gioia vera, autentica: quando raccontava la preparazione della prossima iniziativa oppure il successo dell'ultima beneficenza organizzata. La strada era la sua sede naturale, dove realizzare il suo prodigio continuo: così ha convinto tanti di noi a collaborare con lui. Il suo esercito si è allargato, l'Aicovis è una splendida realtà alla quale è mancato solo un riconoscimento ufficiale della città dalla quale non è mai voluto fuggire. Ora si è solo allontanato, presto ci incontreremo di nuovo, in un mondo forse migliore. Nell'attesa, Rosario riposi in pace.