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Torre Annunziata, la relazione del Viminale: "Presunti voti della camorra a candidati delle Comunali"

Torre Annunziata, la relazione del Viminale: "Presunti voti della camorra a candidati delle Comunali"

Il documento del Ministero dell'Interno ricostruisce presunti sostegni elettorali di ambienti criminali ad alcuni candidati e parla di continuità con le precedenti amministrazioni. Le valutazioni sono alla base dello scioglimento del Consiglio comunale.

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

La relazione del Ministero dell'Interno, allegata al decreto con cui è stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Torre Annunziata, dedica un ampio capitolo alle elezioni amministrative dell'8 e 9 giugno 2024, sostenendo che alcuni candidati avrebbero beneficiato del sostegno di ambienti riconducibili alla criminalità organizzata.

La continuità con le precedenti amministrazioni

Secondo la relazione della Commissione d'accesso, l'amministrazione eletta nel 2024 rappresenterebbe una "continuità politico-amministrativa" con quelle precedenti, già interessate da provvedimenti di scioglimento. Il documento evidenzia che cinque consiglieri comunali in carica avevano già fatto parte della precedente consiliatura e che alcuni di loro erano stati citati nelle precedenti relazioni prefettizie.

I presunti sostegni elettorali

Tra i passaggi più significativi, la relazione richiama il caso di un consigliere che, in un precedente accesso ispettivo, sarebbe stato "direttamente supportato" dal locale clan camorristico egemone. Per un altro consigliere viene invece ricordato quanto già emerso nel 2022, secondo cui avrebbe ricevuto sostegno elettorale da parte di soci di un circolo ritenuto vicino alla criminalità organizzata.

La stessa relazione precisa che si tratta di elementi raccolti nell'ambito dell'attività ispettiva e non di accertamenti penali definitivi.

Le verifiche sulle liste

Sempre secondo la Commissione d'accesso, le verifiche a campione sui sottoscrittori delle liste elettorali, sia di maggioranza sia di opposizione, avrebbero evidenziato la presenza di persone legate direttamente o indirettamente ai clan camorristici.

Nel documento si legge che tali riscontri "fanno prospettare infiltrazioni criminali profonde, con grave compromissione dell'ente locale" e una situazione esposta a "logiche ed interessi di stampo mafioso, tali da inficiare irrimediabilmente il funzionamento secondo il principio democratico".

La relazione, tuttavia, precisa anche che la presenza di soggetti controindicati nelle liste non costituisce di per sé prova del condizionamento mafioso, ma rappresenta un elemento da valutare nel quadro complessivo degli accertamenti.

Le conclusioni della Commissione

Nelle conclusioni, la relazione descrive un'amministrazione caratterizzata da "un indubitabile condizionamento criminale", fondato su "legami ampiamente dimostrati" tra amministratori, dipendenti comunali ed esponenti della criminalità organizzata.

Per il Ministero dell'Interno, il quadro emerso dimostrerebbe una permeabilità dell'ente alle infiltrazioni mafiose, tale da giustificare lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali.

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