Nel cuore pulsante della tradizione musicale napoletana, prende vita uno spettacolo che è insieme memoria, denuncia e celebrazione: "Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci", con protagonista Monica Sarnelli. Scritto da Federico Vacalebre e diretto da Carlo Cerciello, questo recital si impone come un'opera intensa e necessaria, capace di attraversare epoche e linguaggi con uno sguardo lucido e profondamente contemporaneo.

Non si tratta di un semplice concerto, né di una rassegna di classici. È piuttosto un racconto teatrale e musicale che scava nelle pieghe della canzone napoletana per riportare alla luce una verità spesso rimossa: il ruolo della donna, troppo a lungo confinato entro stereotipi rigidi e soffocanti. Moglie devota, madre sacrificale, amante perduta o figura marginale: immagini che si rincorrono nei versi di un repertorio apparentemente romantico, ma che cela, sotto la superficie, un impianto fortemente patriarcale. Monica Sarnelli, con la sua presenza scenica intensa e la sua voce capace di accarezzare e graffiare, diventa il filo conduttore di questo viaggio.

La sua interpretazione non è mai nostalgica, ma viva, vibrante, attraversata da una consapevolezza che trasforma ogni brano in un atto di restituzione e riscatto. Il suo è un canto che interroga, che ribalta prospettive, che restituisce dignità e complessità alle figure femminili raccontate. Il testo di Federico Vacalebre costruisce una narrazione ironica ma mai superficiale, capace di alternare leggerezza e profondità. Le storie delle sciantose e delle cantautrici si intrecciano in un mosaico che abbraccia generazioni diverse: dalle voci storiche della tradizione fino alle espressioni più moderne, in un dialogo continuo tra passato e presente. È proprio in questo dialogo che emerge la forza dello spettacolo: la capacità di mostrare come certi schemi siano sopravvissuti nel tempo, pur cambiando forma.

Le meravigliose videoproiezioni arricchiscono il racconto, introducendo presenze virtuali che amplificano il senso di comunità artistica e affettiva. Non semplici inserti, ma vere e proprie voci che dialogano con la protagonista, contribuendo a costruire un affresco corale. Particolarmente significativa è la scelta di includere brani contemporanei rielaborati in chiave napoletana, un gesto che sottolinea la vitalità della lingua e della cultura partenopea, ma anche la sua capacità di rinnovarsi e di accogliere nuove sensibilità. In questo modo, lo spettacolo non si limita a guardare indietro, ma si proietta con decisione verso il futuro. "Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci" è dunque molto più di un recital: è uno spettacolo che emoziona, fa riflettere e, soprattutto, lascia un segno. Perché raccontare le donne "veraci" significa, in fondo, restituire voce a una verità troppo a lungo rimasta inascoltata.