"Parthenope, echi d’amore", ideato e diretto da Yari Mirko Alfano, ha preso vita trasformando il palcoscenico in un luogo dell’anima. Non uno spettacolo, ma un’esperienza. Non un racconto, ma un attraversamento emotivo. Napoli, più che rappresentata, è stata evocata, respirata, vissuta. Fin dalle prime note, il pubblico è stato immerso in un universo sospeso tra poesia e realtà. La figura di Partenope simbolica, quasi eterea ha guidato un viaggio fatto di suoni, silenzi e immagini essenziali.

Una presenza che non parla soltanto di Napoli, ma dell’essere umano: delle sue radici, delle sue partenze, delle sue nostalgie. La scelta scenica si è rivelata potentissima: un pianoforte, luci calibrate, costumi sobri. Tutto concorreva a mettere al centro l’essenza, senza distrazioni. È proprio da questa nudità scenica è emersa la ricchezza emotiva dello spettacolo. Straordinario il contributo musicale del pianista Ugo Cannavale, che ha accompagnato dal vivo ogni istante con sensibilità e intensità, tessendo un dialogo continuo con le voci in scena. La tradizione napoletana da ‘O paese d’ ‘o sole a Torna a Surriento, fino a Dicintencello vuje e Canzone appassiunata è stata riletta con rispetto e coraggio, diventando materia viva, attuale, pulsante.

 Numeroso e profondamente coeso, il cast, “La Compagnia degli Adagi” ha dato corpo e anima a questo affresco corale: Yari Mirko Alfano, Francesco Pio Avitabile, Maria Capasso, Marta Capasso, Giada Cecco, Valentina Cossu, Daniele Dattilo, Antonella De Crescenzo, Anna De Lucia, Giorgia De Stefano, Elizabeth Eriochin, Giovanna Giugliano, Andrea Langella, Adriana Scava e Annabella Vitale. Ognuno con la propria identità, ma tutti uniti in un respiro comune. Ad impreziosire ulteriormente la serata, la partecipazione intensa di Annamaria Nazzaro, capace di aggiungere profondità e vibrazione emotiva a un impianto già ricco.

Le coreografie di Marialena Del Prete hanno dato forma al movimento dell’anima, mentre scenografie e costumi, firmati da Vera Caiazza insieme a Daniele Dattilo, hanno contribuito a costruire un’estetica coerente, elegante, mai invasiva. Il disegno luci, curato dallo stesso Alfano, ha accompagnato ogni passaggio come un respiro visivo, sottolineando emozioni e transizioni. Ciò che ha reso davvero unica questa serata è stata la sua capacità di parlare a tutti. I temi, identità, appartenenza, migrazione, amore, perdita, hanno attraversato il pubblico senza barriere, restituendo Napoli come metafora universale: una città che è casa e distanza, radice e ferita, canto e silenzio. “Parthenope, echi d’amore” si conferma come un’opera collettiva, un atto d’amore autentico che supera i confini geografici per diventare riflessione sull’umano. Alla fine, gli applausi non sono stati soltanto un riconoscimento, ma una liberazione emotiva. Perché questo spettacolo non si guarda soltanto: si attraversa. E quando si esce dal teatro, qualcosa resta. Un’eco, appunto. Un’eco d’amore.