A cura della Redazione

Nell'Aula Magna “Benito Capossela” del Liceo Pitagora-Croce di Torre Annunziata, il tempo ha assunto una consistenza diversa. Non più scandito soltanto dall'orologio, ma dal peso delle parole, dalle pause cariche di significato, dagli sguardi attenti di chi ascolta per comprendere davvero. L'incontro, moderato da Bernardo Esposito, ha superato fin da subito i confini di una tradizionale presentazione letteraria, trasformandosi in un momento corale di memoria. Al centro della riflessione, il libro “Santo Romano - La notte in cui Napoli rimase in silenzio”, firmato da Filomena De Mare e Simona Capone. Un titolo che non è soltanto un racconto, ma una ferita aperta, una domanda che continua a interrogare le coscienze: cosa resta dopo il silenzio? E, soprattutto, cosa scegliamo di fare?

L'evento si è aperto con i saluti della dirigente scolastica, la professoressa Tiziana Savarese, che ha accolto i presenti sottolineando il valore educativo di incontri capaci di unire cultura e impegno civile. A seguire, l'intervento del sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo, ha tracciato una linea chiara e necessaria: non cedere mai all'indifferenza, non abituarsi alla violenza, ma scegliere ogni giorno da che parte stare. Le sue parole, dirette e prive di retorica, hanno risuonato come un appello rivolto soprattutto ai ragazzi presenti: resistere, costruire, cambiare. Presenti Tania Sorrentino e Lina Nappo, rispettivamente vice sindaco con delega alla legalità e assessore alla cultura. In aula magna anche parte del cast del gruppo teatrale torrese “The Art” capitanato dall'attore Giuseppe Russo.

Gli studenti, guidati con sensibilità dai docenti, la professoressa Stefania Sorrentino, il professore Francesco Fortunato, il professore Pierpaolo Sgueo, il professore Davide Passerini, la professoressa Italia Abbellito, la professoressa Luisa Gentile, non si sono limitati ad ascoltare, ma hanno costruito il dialogo. Le numerose domande non erano formali, ma necessarie. I loro interventi non cercavano risposte facili, ma verità. In quel confronto autentico si è creata una dimensione rara, in cui il silenzio non era vuoto, ma spazio di elaborazione, rispetto, consapevolezza. Particolarmente toccante è stato il momento dedicato alla lettura di due brani scritti da altrettante studentesse del liceo classico: parole giovani, ma dense di empatia e profondità, capaci di restituire a Santo una dimensione viva, concreta, umana. E' proprio in questa umanizzazione che la memoria diventa potente: perché ciò che riconosciamo come vicino non può lasciarci indifferenti. La musica ha poi aperto un altro varco emotivo. L'intervento di Sal Denise ha accompagnato con delicatezza il racconto, trasformando le note in un linguaggio parallelo, capace di arrivare dove le parole si fermano. L'interpretazione di "Ciao Sa...", brano scritto da Orazio De Mare, ha attraversato la sala come un filo sottile, unendo dolore e bellezza, assenza e presenza. Mena e Simona unite da un legame profondo hanno dato voce a una testimonianza che non si limita a ricordare, ma chiede di essere raccolta. Le loro parole non cercavano consolazione, ma verità. Non offrivano risposte semplici, ma indicavano una direzione: trasformare il dolore in memoria attiva, capace di incidere nel presente.

La chiusura, affidata nuovamente al sindaco Corrado Cuccurullo, ha restituito all'incontro il suo significato più profondo: la memoria non è un esercizio del passato, ma una scelta quotidiana. Ricordare non basta, se non si traduce in azione. Se non diventa rifiuto concreto della violenza, costruzione di alternative, responsabilità personale e collettiva. Ciò che si è vissuto nell'Aula Magna del Liceo Pitagora-Croce non può essere ridotto a un evento. Ci sono storie che non chiedono soltanto di essere raccontate. Chiedono di essere accolte e custodite. Ricordare Santo Romano significa proprio questo: non lasciare che il silenzio sia fine, ma renderlo inizio.