A cura della Redazione

Continua a far discutere la decisione dell’amministrazione comunale di Torre Annunziata di revocare l’assegnazione di un immobile confiscato alla criminalità organizzata a alla vedova Veropalumbo e all'associazione da lei presieduta, da anni impegnata sui temi della legalità. Secondo Oplonti Futura, si tratta di una scelta “non solo discutibile sul piano amministrativo, ma anche carente dal punto di vista dell’opportunità istituzionale”.

L’immobile, sottolinea il gruppo civico, “non è un semplice bene comunale, ma il simbolo della vittoria dello Stato sulla camorra e della restituzione alla collettività di ciò che le era stato sottratto”. Una valenza simbolica che, a loro avviso, rende ancor più controversa la decisione di allontanare proprio un’associazione che opera nella promozione della cultura della legalità e che era già destinataria, in passato, di un’assegnazione legittima.

Pur criticando il provvedimento, Oplonti Futura indica una strada per evitare che la vicenda diventi “una ferita per l’intera città”: l’affidamento diretto motivato, previsto dall’articolo 48 del Codice Antimafia. Una procedura eccezionale ma pienamente legittima quando ricorrono specifiche condizioni. E per il gruppo, nel caso della famiglia Veropalumbo, tali condizioni ci sono tutte.

Tre i presupposti indicati: un interesse pubblico eccezionale, identificabile nella tutela della memoria della legalità; una destinazione coerente con finalità sociali e civiche, in linea con il valore simbolico vissuto dalla vedova Sermino; un collegamento diretto tra l’associazione beneficiaria e gli obiettivi di contrasto culturale alla camorra.

In questo quadro, l’amministrazione potrebbe adottare un provvedimento di affidamento diretto “serio, trasparente e rispettoso delle norme”, capace - sostiene Oplonti Futura - di conciliare giustizia, umanità e legalità.

Il gruppo chiede dunque al Comune di sospendere l’efficacia della revoca e valutare immediatamente questa soluzione. “Non ci limitiamo alla critica: proponiamo un percorso possibile e conforme alla legge - spiegano -. La dignità della famiglia Veropalumbo, segnata da una tragedia che appartiene alla storia della città, deve essere tutelata”.

“La legalità – conclude la nota – non è solo applicazione fredda delle norme, ma riconoscimento dei beni morali della comunità. Restituire un immobile confiscato alla camorra a un’associazione impegnata nel sociale è un atto di giustizia simbolica che rafforza lo spirito della legge”.

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