A cura di Massimo Corcione*

La resa preventiva è la peggior sconfitta. È un autogol consapevole, non dipende dal valore dell’avversario, ma è più semplicemente una clamorosa sottovalutazione delle proprie potenzialità. Contro il Lipsia al San Paolo, nello stadio dei sogni diventato un castello incantato, è successo al Napoli quello che si temeva, e questo peggiora ancora di più l’umore, pure di Sarri che le sue predilezioni sugli obiettivi della stagione le ha (troppo) pubblicamente denunciate. L’allenatore che aveva posto la bellezza come fine e lo scudetto come obiettivo si è accorto che ancora non basta: al grande Napoli, per diventare grandissimo, manca la mentalità, la voglia matta di vincere sempre e contro tutti.

Una questione di maturità, l’ha definita Sarri che deve aver sentito il peso della responsabilità per le dichiarazioni della vigilia. E anche per qualche scelta: con Mertens squalificato, rinunciare anche a Insigne significa concedere al Lipsia troppo: di fronte c’era pur sempre la seconda della Bundesliga, l’unica alternativa al Bayern stellare. L’Europa League non era mai stata decantata da Sarri come la coppa più bella, ma il messaggio deve essere stato frainteso soprattutto dai suoi giocatori, titolarissimi e precari. Non erano state finora ascoltate parole così dure: “Sembravano giocassero per lavoro, senza fame e determinazione”, oppure: “Quando non ci siamo con la testa, diventiamo una squadra meno che normale”.

Una presa di coscienza, apparsa severissima, senza sconti. La normalizzazione non fa bene al Napoli; finora sta vivendo una stagione eccezionale che potrà portarla fino alla festa finale, ma senza mai mollare e soprattutto senza concedere alibi a nessuno. Sarri non può rischiare di rovinare il piano perfetto per alimentare un colossale equivoco. “Se avessi detto che l’obiettivo primario non è il campionato, avrei preso in giro i miei ragazzi. Però si deve andare in Europa per fare bene, sempre”. Invece agli spettatori europei il Napoli è apparso piccolo, troppo piccolo per essere vero. Ora resta solo un traguardo possibile, assolutamente vietato sbagliare.

*già direttore di Sky Sport

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