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Furlani, l'orgoglio della madre-coach: "È un predestinato, non so dove possa arrivare"

Furlani, l'orgoglio della madre-coach: "È un predestinato, non so dove possa arrivare"
(2 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

L'oro di Mattia Furlani ai Mondiali di atletica 2025 di Tokyo si festeggia in famiglia. L'atleta azzurro ha vinto la finale del salto in lungo sotto gli occhi della madre, Kathy Seck, che oltre ad averlo cresciuto gli fa anche da allenatrice. "Questo oro è nato da un primo salto lunghissimo, nullo di un niente. 'Mattia, stai attento alla ritmica', gli ho detto. Nella fase finale della rincorsa lui tende a non rispettare i tempi, ad accelerare in anticipo: così perde velocità. È stato bravo ad ascoltarmi, a farsi guidare", ha detto in un'intervista al Corriere della Sera. 

"Ammetto di essere fortunata: ho tre figli ubbidienti. Quando mi dicono che sono belli ed educati, rispondo: 'grazie, lo so già'. È vedere quanto sono legati tra di loro il mio vero orgoglio", ha raccontato, ma l'orgoglio non esclude il rimprovero quando Furlani si è strappato il pettorale: "Perché rischiava l’ammonizione del giudice!". 

Quest'oro, comunque, arriva da lontano: "Eravamo al Golden Gala, guardavamo saltare Barshim. Mattia mi guarda e fa, serissimo: 'voglio diventare un atleta'. Aveva 5 anni. Torno a casa e dico a mio marito: 'Marcello, ci serve un progetto importante per questo bambino'. Avevamo già l’esperienza di Erika, saltatrice, e Luca, che ha giocato a pallone. Mattia ha cominciato col basket: ho pensato potesse aiutarlo a livello coordinativo, " ha spiegato Seck, "amava saltare in alto, la sabbia del lungo gli faceva schifo. Nel 2022 l’ho portato agli Europei Under 18 a Gerusalemme: ha vinto il lungo con 8,04 e l’alto con 2,16. A quel punto, non c’è stato più bisogno di scegliere. È l’atletica che sceglie te, non viceversa". 

"Solo quest’anno ho cominciato ad allenarlo da professionista, cambiandogli la rincorsa. Ai Giochi di Parigi era a 16 passi, qui al Mondiale a 18, più il pre-avvio. Non cambieremo più. All’Olimpiade, rispetto a Tokyo, ha saltato da dilettante: tutto istinto. Ma siamo già proiettati sul quadriennio che porta a Los Angeles 2028", ha continuato. "Prima della gara gli ho detto 'devi essere un killer'. Una frase che una madre non direbbe mai, però in quel momento ero la sua coach. Sapevo che sarebbe andata bene: la vigilia della finale l’abbiamo trascorsa insieme, non si è mai lamentato nemmeno di un dolorino. Ho pensato: vince". Mattia è un predestinato? "Senza dubbio. Nemmeno io ho idea del suo potenziale". 

 

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