A cura di Antonio Gagliardi

Un giornalista, quando deve scrivere un pezzo, cerca di attingere quante più informazioni possibili sull’argomento che deve trattare. Ma non solo. Se la vicenda coinvolge più persone, sente le loro opinioni, le mette a confronto, ed alla fine ne esprime una propria.

Nell’epoca dei social, a volte basta prestare un po’ di attenzione e da un post pubblicato su facebook può nascere un articolo, dove le variegate opinioni di coloro che intervengono rendono interessante e completano l’articolo stesso.

IL FATTO

Meno di un mese fa, torresette.news ha pubblicato un articolo dal titotolo “Aiutiamo Roberto, ragazzo 21enne rumeno senza famiglia”. Roberto è di origini rumene ed ha alle spalle una triste storia familiare. E' stato abbandonato dai genitori fin da piccolo. Poi, dall'età di 8 anni è giunto presso la comunità per minori della Casa Salesiana di Torre Annunziata, ricevendo tutto il sostegno necessario. All’età di 19 anni il trasferimento presso una comunità per adulti vicino Terzigno (non potendo più restare - per la sua età - in quella per minori), dalla quale però va via più volte. La sua è senza dubbio una situazione complicata, sia dal punto di vista sociale che per motivi legati alla sua stabilità psichica. E' stato infatti in cura presso il Centro di Igiene mentale di piazza Cesàro, ma ogni volta ha interrotto le terapie. Ora vive per strada. A Torre Annunziata lo conoscono un po’ tutti. Ma la cosa che più turba è vederlo avvolto in una coperta sdraiato per terra su un marciapiede dove trascorre intere notti.

La vicenda non poteva passare inosservata al popolo dei social.

Francesco Alessandrella scrive un post su Facebook. Le risposte che ne seguono sono un misto di sdegno, preoccupazione, rassegnazione, delusione. Ma tutte rivolte a trovare una soluzione per questo sfortunato ragazzo.

IL POST

Francesco Alessandrella: «Io non voglio vivere in un posto dove c'è un ragazzo che dorme per strada e la gente lo scavalca per continuare il cammino. Ma io per primo... Che possiamo fare? Chi si può chiamare? Al di là delle sue motivazioni, qualcosa va fatta. Restiamo umani».

LE RISPOSTE

Umberto: «Sono ignorante in materia, ma penso che tra servizi sociali, associazioni umanitarie e Comune, qualcuno dovrebbe pur dare un tetto a questo ragazzo. Ma almeno qualcuno ha provato a parlarci?».

Enio: «Ti consiglierei di confrontarti con coloro che, con tempi e modalità differenti, hanno fatto quello che tu auspichi. La volontà di un soggetto maggiorenne e, per la legge, capace di intendere e di volere, non può essere scavalcata, si chiama autodeterminazione. Oltre questo c’è il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio, ndr)».

Teresa: «Non vuole essere aiutato, ma non si può restare a guardare. Che fare?».

Giuliano: «La situazione di questo ragazzo è monitorata con attenzione dalla parrocchia, a cui si rivolge quotidianamente. Gli sono state proposte diverse soluzioni, sia abitative che di sostentamento ma, almeno per il momento, è sua espressa volontà vivere in autonomia secondo le modalità che ritiene opportuno. Non mi risulta ci siano gli estremi per un ricovero coatto. Certo è triste sentirsi impotenti davanti ad una situazione che inevitabilmente tende a peggiorare».

Luciana: «Se lui non vuole, puoi far poco. Un T.S.O. non risolverebbe se non temporaneamente e dopo poco sarebbe di nuovo in strada più provato di prima.
Forse puoi offrirgli dieci minuti del tuo tempo per fare una chiacchiera e magari offrirgli qualcosa di caldo al bar, o una coperta in più. Sarà difficilissimo farlo aprire alla parola, ma magari col tempo ed un po' di insistenza...

Salvatore: «Questo ragazzo che dorme in strada, Roberto, è stato alunno di scuola media di Annamaria circa dieci anni fa. I suoi traumi infantili sono tali da incidere notevolmente su tutta la sua vita. Purtroppo, se vivessimo in una società in cui lo Stato fosse più presente, gli interventi per queste persone, sarebbero maggiormente mirati e sicuramente più efficaci sin dalla primissima infanzia».

Annamaria: «Roberto, fin da bambino, avrebbe avuto bisogno di un sostegno psicologico, ma forse gli interventi mirati sono stati insufficienti per cui ora risulta davvero difficile intervenire. La sofferenza ha scavato profondi solchi nella sua interiorità al punto da generare in lui difficoltà a relazionarsi con il mondo reale. Una personalità fragile, che si trova smarrita in questo mondo ostile. Mi piange il cuore nel vedere cosa è stato riservato a quel ragazzino che da sempre ha manifestato il suo disagio ed ha urlato il suo dolore e ritengo che questo ragazzo, insieme a tanti altri, rappresenti il fallimento della scuola e della società "civile"».

Don Antonio Carbone (sacerdote salesiano): «Sin da ragazzo e stato seguito dalla psicologa e dal Centro di Igiene mentale con cura anche farmacologia. A Somma Vesuviana, sua città di origine, il Comune gli ha dato la possibilità di stare in una struttura per maggiorenni dalla quale è andato via tre volte anche se accompagnato da noi. Ogni giorno fa la doccia e alcune volte pranza da noi. L'assistente sociale di Torre Annunziata ha tentato di offrirgli un aiuto anche in altre strutture. Arrendersi mai, ma obbligarlo a stare da qualche parte è difficile. Inoltre in estate tutti in buona fede lo aiutavano dandogli soldi e certamente questo lo ha portato a rifiutare aiuti dalle istituzioni».

Edvige: «Possibile che non ci sia nulla da fare? È impossibile! Roberto non è capace di intendere e volere, mi sono fermata spesso accetta soldi ma è in uno stato evidente di una persona non capace di decidere per se stessa… No, perché a me sembra che con questa storia dell'aver scelto lui questa vita è come se volessimo lavarci le mani. Ci sarà pure un modo per toglierlo da questa situazione, che di certo lui, nella pienezza delle sue facoltà mentali, non avrebbe mai scelto!».

Abbiamo riportato solo alcune delle risposte al post di Francesco. Certo, una soluzione non è semplice da trovare. E né bastano buona volontà e altruismo ad aiutare Roberto. Il vero problema è che lui non ha la percezione di vivere un disagio e quindi non avverte il pericolo legato alla sua vita disordinata. E’ da qui che bisognerebbe partire per tentare di porre rimedio ad una situazione che doveva essere affrontata molto tempo prima. 

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