Nei giorni scorsi è stato siglato al Maschio Angioino di Napoli il "Protocollo d'intesa per il miglioramento del sistema di accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale", sottoscritto - tra gli altri - dai sindaci di 92 Comuni dell'Area Metropolitana di Napoli (incluso il capoluogo partenopeo) insieme a Ministero dell'Interno, Prefettura, i cinque Comuni capoluogo, ANCI Campania (l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e le Direzioni del Parco Archeologico di Pompei e della Reggia di Caserta.

Tutti questi formano la cosiddetta rete SPRAR - Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati - tesa all'accoglienza e all'integrazione degli immigrati che giungono in Italia per sfuggire a guerre, carestie e persecuzioni nei loro Paesi d'orgine.

Ciascun Comune accoglierà gli immigrati in base a criteri di proporzionalità e sostenibilità. Così, il numero di presenze sarà commisurato alla popolazione residente. Il Governo ha previsto un sostegno economico agli oneri a carico dei Comuni per i servizi e le attività funzionali all'accoglienza e all'integrazione dei migranti, con un contributo di importo superiore per le progettualità aderenti alla rete SPRAR e con la possibilità di assunzioni flessibili in deroga al tetto di spesa (ad esempio, assistenti sociali) e il ricorso a manifestazioni di interesse per le cooperative.

Prevista, inoltre, una clausola di salvaguardia, vale a dire la possibilità di ridurre il numero di persone accolte e che rende esenti dall’attivazione di “ulteriori forme di accoglienza” quei Comuni che appartengono alla rete SPRAR o che hanno manifestato la volontà di aderirvi. Tutto ciò garantendo da un lato integrazione e accoglienza, dall'altro la sicurezza delle popolazioni residenti.

In sostanza, il protocollo mira ad una gestione ordinaria e razionalizzata del fenomeno immigratorio volta a superare, invece, le difficoltà legate alla straordinarietà degli interventi posti in essere per fronteggiare una delle più grandi problematiche della storia dell'uomo.

Come dicevamo, in provincia di Napoli sono 92 i Comuni interessati, per complessivi 8.802 rifugiati che dovranno essere accolti. Di questi - in ragione del Piano ANCI -, il numero maggiore sarà dirottato a Napoli: 1.948 persone su una popolazione di 974.074 abitanti. A seguire, Giugliano in Campania (394 persone), e la città di Torre del Greco, destinata a ricevere 276 profughi a fronte di una popolazione residente di 86.275 abitanti.

Detto di Torre del Greco, tra i Comuni vesuviani ci sono Castellammare di Stabia, a cui saranno affidate 213 persone; Portici ne riceverà 177; Ercolano, 172; San Giorgio a Cremano, 146; Torre Annunziata, 137; Somma Vesuviana, 113; San Giuseppe Vesuviano, 98; Boscoreale, 90; Pompei, 81; Ottaviano, 76; Poggiomarino, 70; Terzigno, 61; Boscotrecase, 33; Trecase, 29 così come San Sebastiano al Vesuvio.

Per quanto riguarda l'area dei Lattari, Gragnano ne ospiterà 93; Sant'Antonio Abate, 63; Santa Maria La Carità, 38; Agerola, 25; Pimonte, 19; Casola di Napoli, 12.

Infine, la penisola sorrentina: Vico Equense, 67; Sorrento, 53; Massa Lubrense, 46; Piano di Sorrento, 42; Sant'Agnello, 29; Meta, 26.

I numeri, come detto, possono ridursi in applicazione della clausola di salvaguardia.

In ultimo, il ruolo dei due tra i principali siti culturali regionali: Pompei e Reggia di Caserta. Qui, potranno essere realizzati progetti sperimentali rivolti ai cittadini stranieri richiedenti asilo che, in base ad un’adesione volontaria e gratuita, potranno svolgere attività di utilità sociale favorendo migliori condizioni di integrazione sociale. 

Per consultare il documento completo relativo alle cinque province campane, clicca qui.

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