«Ciao Salvatore, ti ricordi di me? Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa, a La Voce della Provincia». È così che comincia un incontro inatteso, da cui riaffiora una storia che attraversa confini, lingue e vite diverse. Salvatore Del Gaudio sorride, racconta, e in poche parole riporta indietro nel tempo.

«Sono nato a Vico Equense, ma sono sempre vissuto a Torre Annunziata», dice. «Qui ho frequentato le scuole elementari al Secondo Circolo e le medie alla “Pascoli”. Avrei voluto fare il Liceo Classico, ma praticavo canottaggio a Castellammare di Stabia e lo sport mi portava via molto tempo. Così scelsi Ragioneria al Cesàro».

Dopo la maturità arriva Napoli e l’Università L’Orientale. «Ho studiato inglese e tedesco, ma soprattutto russo. Da bambino ero affascinato dalle favole russe che mi raccontava mia madre, poi da grande mi incuriosiva la perestrojka di Gorbaciov». Una passione che diventa presto professione.

Durante il servizio militare lavora come interprete per la NATO a Capo Teulada. «Già lì capii che le lingue sarebbero state la mia strada». Seguono una borsa di studio in Gran Bretagna e un periodo in Germania. «Per mantenermi facevo di tutto: il cameriere, l’insegnante di italiano».

Il primo incontro con l’Ucraina arriva quasi per caso. «Accompagnai un imprenditore e a Kiev conobbi una docente dell’università di lingue che mi chiese di fare il lettore di italiano. Accettai. Guadagnavo poco, appena 100 dollari al mese, ma fu un’esperienza fondamentale». Tornò poi in Italia, ma il legame con l’Est non si spezzò.

«Rientrai a Torre Annunziata, lavorai in un’azienda di import-export e insegnai tedesco ad Amalfi. Intanto tornai all’estero, a Vienna, dove conseguii un dottorato in slavistica. Ma l’Ucraina mi mancava. La nostalgia fu più forte di tutto».

Dal 2009 al 2021 Kiev diventa la sua casa. «Sono stato prima assistente all’università nazionale, poi professore associato e infine professore ordinario di linguistica comparativa in un’altra università. Lì ho conosciuto mia moglie. Abbiamo avuto due figli, Angelica e Carlo». Nel 2018 ottiene anche l’abilitazione scientifica italiana a professore ordinario.

Nel 2022 il ritorno in Italia. «Ho usufruito della legge sul rientro dei cervelli e oggi sono professore associato di filologia e linguistica slava all’Università di Salerno».

Ma la guerra lo riporta ancora una volta in Ucraina. «Quella è la mia seconda patria», dice con voce ferma. A Kiev collabora con l’Accademia delle Scienze e assiste direttamente agli effetti del conflitto. «Ho visto case distrutte, infrastrutture energetiche colpite, morti, feriti, mutilati. E soldati che, con un coraggio straordinario, continuano a difendere il loro Paese».

Prima di salutare, Del Gaudio sente il bisogno di ringraziare. «Devo molto al dottor Pasquale D’Amelio, che pubblicò un mio studio sul dialetto torrese. E a Mimmo Della Corte, con cui ancora oggi scrivo articoli e riflessioni sull’Ucraina e sulla Russia».

Una storia che parte da Torre Annunziata e arriva nel cuore dell’Europa orientale, passando per le parole, le lingue e le ferite della storia.

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