Il sindacato SALPI dell’Area Metropolitana di Napoli esprime «profonda preoccupazione e indignazione» per la possibile chiusura dello Spolettificio di Torre Annunziata, uno dei simboli storici dell’industria militare italiana.
Secondo il sindacato, negli anni si sono susseguite promesse e annunci di progetti finalizzati al mantenimento occupazionale del sito, ma senza risultati concreti. «La negligenza delle amministrazioni che si sono alternate negli ultimi decenni – afferma SALPI – ha determinato la perdita di centinaia di posti di lavoro e condotto alla progressiva dismissione di uno stabilimento che avrebbe potuto garantire sviluppo e occupazione alla città».
Per l’organizzazione sindacale, lo Spolettificio avrebbe potuto rappresentare un modello di riconversione industriale e di rilancio produttivo dell’area, ma sarebbe stato invece lasciato «senza una reale strategia». Vengono contestati anche i finanziamenti destinati a progetti poi rivelatisi fallimentari e la mancanza di alternative concrete in grado di assicurare continuità operativa.
SALPI denuncia inoltre l’assenza di progettualità da parte delle istituzioni locali, regionali e nazionali nella gestione della crisi occupazionale di Torre Annunziata. «È inaccettabile – sottolinea il sindacato – che si chiudano aziende statali e si abbandonino i lavoratori, mentre si continua a parlare di sviluppo e di lotta alla criminalità. È incredibile che, mentre l'Europa stanzia 800 miliardi di euro per il finanziamento all'armamento europeo, si chiuda uno stabilimento come lo Spolettificio di Torre Annunziata, che potrebbe essere pronto a produrre nuovi armamenti. È una scelta assurda e inaccettabile.
Nel mirino anche i comitati di gestione del Ministero della Difesa, nei quali siedono rappresentanti di partiti e sindacati nazionali, accusati di non aver fatto abbastanza per tutelare i posti di lavoro del sito oplontino.
Lo Spolettificio di Torre Annunziata, fondato nel 1757 per volontà di Carlo di Borbone su progetto di Francesco Sabatini, rappresenta un pezzo significativo della storia industriale del Paese. La sua eventuale chiusura, secondo SALPI, costituirebbe «un danno irreparabile per la città e per l’intero territorio».
Il sindacato chiede infine al sindaco di Torre Annunziata di promuovere un Consiglio comunale aperto, coinvolgendo maggioranza e opposizione, per definire una strategia condivisa di rilancio dell’area e di creazione di nuovi posti di lavoro.
«È tempo di smettere di parlare e iniziare ad agire – conclude SALPI – perché i cittadini di Torre Annunziata meritano risposte concrete e un futuro diverso».
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