Lo Spolettificio Esercito di Torre Annunziata (dal 1984 Stabilimento Militare Spolette) è sempre più prossimo alla chiusura. Lo stato di agitazione proclamato da CISL FP Napoli, dopo la riunione dell'11 febbraio in cui si è discusso del ricollocamento delle attività e del personale dello Spolettificio, rappresenta l’ultimo tentativo per fermare una decisione che sarebbe sempre di più orientata verso la dismissione dello stabilimento e il trasferimento dei dipendenti alla Maricorderia di Castellammare di Stabia.

Attualmente il personale, tra civili, militari e lavoratori distaccati, conta una trentina di unità, un numero drasticamente ridotto rispetto alle circa 600 presenze registrate nel 1982. Dopo la cessazione della produzione della bomba a mano SRCM e delle attività di ripristino delle spolette, tutti i tentativi di riconversione industriale dello stabilimento non hanno prodotto risultati duraturi.

Negli anni si è provato a rilanciare il sito con nuovi progetti, tra cui l’autodemolizione dei mezzi dell’Esercito e delle altre forze armate e, durante la pandemia, la produzione di dispositivi di protezione individuale, come le mascherine. Più recentemente lo stabilimento ha svolto attività di demilitarizzazione e rottamazione di armi provenienti da diverse fonti, oltre alla dematerializzazione di documenti del Ministero della Difesa, attività che tuttavia risultano dismesse da un paio di anni.

La prospettiva della chiusura non nasce però negli ultimi mesi. Già nella riunione sindacale del 25 giugno dello scorso anno, alla presenza dei vertici dell’Agenzia Industrie Difesa e della RSU dello stabilimento, il Piano Industriale dell’Agenzia prevedeva due iniziative di rilancio, tra cui un progetto legato all’additive manufacturing (processo che consente di produrre componenti partendo direttamente dal file 3D progettato mediante software CAD), su cui si concentravano le principali aspettative. Il Direttore Generale dell’AID aveva tuttavia evidenziato le difficoltà legate alla richiesta dell’Agenzia del Demanio di trasferire circa il 90% dell’area dello stabilimento, in gran parte destinata al Ministero della Cultura.

Il ridimensionamento del perimetro produttivo è infatti collegato al protocollo d’intesa firmato nel 2023 tra Ministero della Difesa, Ministero della Cultura, Agenzia del Demanio e Comune di Torre Annunziata, che prevede la cessione di parte dell’area al Ministero della Cultura (per lo sviluppo del Parco Archeologico di Pompei e la realizzazione di un Museo delle Armi), all’Arma dei Carabinieri (per la realizzazione di una caserma e del Museo della Legalità), e alla Guardia di Finanza (per la realizzazione di una nuova caserma), oltre che al Comune di Torre Annunziata, per la gestione del sottopassaggio che collega corso Garibaldi con piazza Morrone.

La consistente riduzione degli spazi disponibili ha reso sempre più complessa la possibilità di sviluppare nuove attività produttive, aprendo la strada all’ipotesi di trasferimento del personale allo Stabilimento di Castellammare di Stabia. Quindi, quella che un anno fa appariva come una possibilità remota, oggi sembra trasformarsi in una prospettiva concreta.

Senza un piano di rilancio industriale, con un’area operativa fortemente ridimensionata e una forza lavoro ormai ridotta al minimo, il destino dello storico stabilimento militare appare ormai segnato. Una chiusura che segnerebbe la fine di una storia lunga quasi quattro secoli — la Regia Polveriera risale al 1652 — e la perdita di un presidio produttivo che nel tempo ha garantito occupazione a migliaia di lavoratori in un territorio caratterizzato da forti criticità occupazionali.

Resta aperto l’interrogativo se si sarebbe potuto fare di più per garantire continuità produttiva e ricambio occupazionale. E’ da sottolineare, però, come negli anni il progressivo pensionamento del personale non sia stato accompagnato da nuove assunzioni, contribuendo a un lento ma costante svuotamento dello Stabilimento, che oggi sembra avvicinarsi sempre di più alla sua conclusione definitiva.