A cura della Redazione

Nell’ambito delle visite guidate a cura della Proloco, si è tenuto un interessante incontro a Villa Carafa-De Cillis, Pozzo della Ginestra, Villa Ferraro e dintorni.

Molto apprezzati dai numerosi partecipanti i suggestivi interventi del presidente Angelo Di Ruocco e del professor Antonio Borriello.

Quest’ultimo, davanti al pozzo nei pressi della splendida Villa - già dei Carafa-Ferrigni -, conosciuta come Villa delle Ginestre, è intervenuto leggendo anche alcuni passi da “La ginestra”.

“L’incipit ‘Qui’ de ‘La ginestra’, avverbio di luogo - ha dichiarato Borriello -  indica le pendici del Vesuvio di Torre del Greco, dove Leopardi soggiornava. Il Canto, ‘La ginestra o fiore del deserto’ del 1836, è una profondissima analisi sull’esistenza dell’uomo di fronte alla natura matrigna, alla fragilità della vita, al male e alla morte. Nel suo lunghissimo testamento spirituale e filosofico, il Poeta scuote le coscienze e contesta le idee del suo tempo, ovvero l’ottimismo progressista. Con impeto agita e critica il falso progresso, smentisce il suo tempo, ‘secolo superbo e sciocco’. Ma Leopardi va ben oltre e accusa anche la Natura ritenendola ‘madre matrigna’, indifferente e sterminatrice, che crea e distrugge senza scopo, simboleggiata dal ‘formidabil monte sterminator Vesevo’. In questo scenario, quello nostro vesuviano, il Leopardi si rivolge e parla alla ginestra, un fiore profumato e gentile che nonostante tutto cresce qui ‘su l’arida schiena’ del vulcano e lo eleva come simbolo di resistenza e di coraggio, in quanto muore e risorge lungo il deserto di lava e di morte. E allora il Poeta lancia un duro monito - ha concluso il prof. Borriello - : gli uomini, invece di combattere tra loro, dovrebbero unirsi attraverso una ‘social catena’ di solidarietà umana, di vicinanza e reciproco sostegno per combattere il dolore universale. Una solidarietà che oggi, visti i continui venti di guerra, più che mai servirebbe tanto e che, per contro, non c’è”.