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Furto d'auto e “cavallo di ritorno”: arrestati 33enne e 30enne di Gragnano

Furto d'auto e “cavallo di ritorno”: arrestati 33enne e 30enne di Gragnano

Due uomini di Gragnano sono ai domiciliari con braccialetto elettronico nell’ambito di un’inchiesta su furto d’auto ed estorsione con il metodo del cavallo di ritorno. I carabinieri di Sorrento, su disposizione del gip di Torre Annunziata, li accusano del furto di una Fiat 500 a Pompei e della successiva richiesta di denaro per la restituzione.

(1 minuto di lettura)
A cura della Redazione

Due uomini, di 33 e 30 anni, entrambi di Gragnano, sono stati posti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’ambito di un’indagine su furto d’auto ed estorsione con il metodo del cosiddetto “cavallo di ritorno”. Il provvedimento è stato eseguito l’8 aprile dai carabinieri della Compagnia di Sorrento tra Castellammare di Stabia e Gragnano, su disposizione del GIP del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura.

I due sono gravemente indiziati per il furto aggravato di una Fiat 500, rubata il 17 febbraio 2025 dal parcheggio interrato del centro commerciale “La Cartiera” di Pompei, ai danni di un cittadino di Meta. L’auto era stata poi ritrovata due giorni dopo a Sant'Antonio Abate.

Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Piano di Sorrento, si sono subito concentrate su una possibile estorsione collegata al furto. Ipotesi che ha trovato conferma: dopo essersi impossessati del veicolo, i due avrebbero contattato la moglie del proprietario chiedendo 1.000 euro per la restituzione dell’auto.

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Determinanti per l’identificazione dei presunti responsabili sono stati i filmati delle telecamere di videosorveglianza del centro commerciale, l’analisi dei tabulati telefonici e dei dispositivi utilizzati, oltre a perquisizioni mirate. Nonostante i tentativi di depistaggio, come l’alterazione della targa dell’auto usata per raggiungere il luogo della consegna, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera vicenda.

Fondamentale anche l’acquisizione delle chat tra i due indagati, che hanno consentito di documentare le fasi della “restituzione” del veicolo.

Al termine delle formalità di rito, entrambi sono stati sottoposti agli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni, in attesa dei successivi sviluppi giudiziari.

 

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