La vicenda tra Barbara D'Urso e Mediaset torna al centro dell’attenzione. La conduttrice, intervistata da La Stampa, ha rilanciato accuse e ricostruzioni legate al suo allontanamento dall’azienda e alla causa legale in corso, confermando la volontà di far valere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie.
Le parole di Barbara D’Urso: “Ho le prove del divieto di contatti”
Nel corso dell’intervista, Barbara D'Urso ha espresso forte amarezza per quanto accaduto negli ultimi anni: “Mi è stato riferito che esisteva il divieto assoluto di avere contatti con me: un trattamento che solitamente si riserva ai traditori, ai vili traditori. E ovviamente ho le prove. Questa decisione immotivata mi ha profondamente destabilizzata”.
La conduttrice ha poi aggiunto di voler chiarire tutto in tribunale: “Alcune male lingue dicono che ho preso dei soldi per stare in silenzio ma io parlerò, certo che lo farò. Ma sarà in tribunale, davanti ai giudici, che è la sede opportuna per spiegare tutto”.
Il nodo dell’accordo mancato con Mediaset
Barbara D'Urso ha spiegato di aver atteso a lungo un possibile accordo con Mediaset, senza però arrivare a una soluzione condivisa: “Ho sperato fino a poco tempo fa che le cose cambiassero (…) se ti dichiari disponibile ad un accordo serio e di sostanza, ti aspetti che l’altra parte faccia altrettanto”.
La conduttrice ha inoltre definito “umiliante” la proposta ricevuta, senza entrare nei dettagli economici.
Il capitolo Rai e i progetti sfumati
Un altro passaggio centrale riguarda la Rai, dove – secondo la conduttrice – ci sarebbero state più occasioni per un ritorno in prime time poi svanite: “Stavo per condurre una trasmissione in prime time in Rai: ci sono state numerose riunioni con i vertici dell’azienda (…) ma improvvisamente sparivano tutti”.
D’Urso parla di tre diversi tentativi di collaborazione mai concretizzati.
Maria De Filippi e Silvia Toffanin negli atti
Negli atti della causa vengono citati anche i nomi di Maria De Filippi e Silvia Toffanin, entrambe figure di spicco del panorama televisivo italiano e legate a produzioni Mediaset.
Secondo alcune indiscrezioni, al centro della contestazione ci sarebbe stata la gestione degli ospiti dei programmi, ipoteticamente soggetti ad approvazioni preventive. Una ricostruzione che, tuttavia, è stata respinta dalla società di produzione Fascino, che ha chiarito come non siano mai esistite “liste” o passaggi intermedi.
La posizione della difesa e la fase giudiziaria
Barbara D'Urso, assistita dall’avvocato Federico Lucarelli, sostiene di aver raccolto documenti, chat e materiali a supporto della propria ricostruzione dei fatti.
“Negli atti di una causa vengono raccontati i fatti (…) documenti, chat, audio e molto altro, che ricostruiscono con precisione quanto accaduto”.


