Non si sa se definirle strisce pedonali, fossili urbani o opere d’arte contemporanea. Quelle che un tempo guidavano i cittadini nell’ardua impresa di attraversare la strada oggi sono diventate un ricordo sbiadito, un mosaico di buche e asfalto stanco.
Parliamo dell’attraversamento pedonale davanti alla chiesa della SS Trinità in via Gino Alfani a Torre Annunziata, una strada centralissima non un viottolo di un quartiere di periferia.
“Eravamo bianche e fiere, ora sembriamo un test di Rorschach”, lamentano in coro le ultime due righe superstiti, sopravvissute miracolosamente tra una toppa e una crepa, mentre osservano rassegnate il pericoloso residuo di un tronco d’albero tranciato sul marciapiede. Pare che stiano valutando di chiedere asilo politico in un parcheggio privato meglio asfaltato.
Il Comune, nel frattempo, rassicura: “Le strisce non sono sparite, si stanno solo integrando con l’ambiente circostante. È un progetto di mimetizzazione urbana sostenibile e rientra in quello più ampio di 'cambio di passo'… per saltare il fosso".
Gli automobilisti, dal canto loro, sembrano apprezzare: “Non vedendole, non sappiamo dove fermarci, ma almeno risparmiamo sulle pastiglie dei freni”.
I pedoni, invece, hanno inaugurato un nuovo sport estremo: l’attraversamento intuitivo, basato sull’istinto e sulla fede.
Intanto un furgoncino parcheggiato proprio sulle strisce pedonali mi fa l’occhiolino: “Bello, è inutile che mi fotografi. Se questo è un attraversamento pedonale, io sono l’ultima versione della Ferrari”.
In serata, un gruppo di residenti ha deposto un mazzo di fiori sul marciapiede, con un biglietto toccante: “A te, striscia pedonale: eri solo una riga, ma ci facevi sentire al sicuro”.
Gild Dariga
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