Alfonso Signorini, giornalista e conduttore del Grande Fratello Vip, torna a parlare attraverso le pagine del settimanale Chi. Nell’editoriale pubblicato sul numero in edicola oggi, Signorini riflette sul valore del silenzio in un’epoca dominata dalla comunicazione continua, senza fare riferimenti diretti alla vicenda giudiziaria che lo vede indagato per estorsione e violenza sessuale.
Negli ultimi giorni, infatti, Signorini è stato sentito in Procura e ha smentito tutte le accuse avanzate da Antonio Medugno.
Il silenzio come scelta consapevole
Nel suo editoriale, Signorini spiega che un tempo il silenzio incuteva timore, mentre oggi tutti "parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale".
Secondo il giornalista, il silenzio è diventato “un atto sovversivo”, più che un’assenza, una scelta deliberata. In un mondo immerso in flussi continui di parole, like, titoli acchiappa-click e dichiarazioni improvvisate, il silenzio emerge come strumento di consapevolezza: “Il silenzio è anche una selezione naturale dei propri interlocutori. Parlare a tutti significa, spesso, non parlare a nessuno. Tacere, invece, è scegliere”.
Signorini sottolinea che scegliere di tacere permette di rispondere solo a chi merita un confronto reale, mentre tutti gli altri ricevono, forse, ciò che è più onesto: il nulla.
La verità non ha fretta
Il conduttore spiega inoltre che la verità autentica non ha bisogno di clamore: “La verità non ha fretta, e soprattutto non ha bisogno di essere urlata per esistere”.
Secondo Signorini, il silenzio dimostra sicurezza e consapevolezza e rappresenta un modo per ristabilire il senso del limite tra ciò che è pubblico e privato, ciò che è opinabile e sacro, e ciò che è spettacolo e vita.
“La verità, quella autentica, non ama il clamore. Non si presta ai titoli inventati, alle ricostruzioni fantasiose, ai processi sommari e improvvisati fatti a colpi di hashtag. La verità ha bisogno di tempo”.
Un atto rivoluzionario: sapere quando parlare
Signorini conclude il suo editoriale con un messaggio chiaro: “In fondo, il vero atto rivoluzionario oggi non è parlare. È sapere quando e con chi farlo. Alla prossima!”.


