Helena Prestes è tornata in Italia dopo alcuni giorni trascorsi in Brasile accanto al padre ricoverato in ospedale. In un’intervista esclusiva al settimanale Chi, racconta momenti di paura, fatica e riflessione profonda sulla famiglia e sull’amore.
Il ricovero improvviso del padre
«Sto bene, grazie. Sono un po’ provata, ma sto bene», confessa Helena Prestes. La necessità di tornare in Brasile è stata dettata dall’emergenza: «In Brasile sono andata perché mio padre ha avuto un ictus e mi sono spaventata molto. E poi è anche un po’ peggiorato e mi sono dovuta trattenere più del previsto».
La scoperta del ricovero è stata drammatica: «È uscito un articolo su un giornale brasiliano che parlava di una “persona ignota” ricoverata senza documenti. Qualcuno mi ha scritto: “Ma non è tuo padre?”. Ho visto la foto e ho capito subito che era lui. Per quarantotto ore non sapevo dove fosse, che cosa fosse successo. Ho provato un senso di vuoto totale».
Un rapporto complicato con il padre
Il rapporto tra Helena Prestes e suo padre non è mai stato semplice: «La verità? Un rapporto molto complicato. È sempre stato distante, appariva e poi spariva. Quando arrivava, voleva tutto e a volte era aggressivo». Riflettendo sulla sua infanzia, racconta: «Quando avevo sette anni è stato allontanato da casa per comportamenti violenti. Questa assenza l’ho sofferta tantissimo, soprattutto nell’adolescenza».
Il peso di diventare “l’adulta” della situazione
Quando è arrivata a casa del padre, Helena ha trovato una situazione difficile: «Materassi ovunque, sporco, confusione. Abbiamo dovuto chiamare tre camion per svuotare tutto e anche la polizia è intervenuta». «Mi sono sentita molto più grande in quei giorni», racconta. «C’era un lato sentimentale a guidarmi, ma anche pratico: lui non potrà più vivere da solo, servirà un’infermiera e ci saranno spese mensili da sostenere».
La frustrazione per le scelte passate
Helena Prestes riflette anche sul ruolo della prevenzione: «Pochi giorni prima dell’ictus mi aveva chiamata dicendo che gli si stava paralizzando un lato del corpo. Non gli ho creduto subito. Era successo tante volte che mi lanciasse allarmi. Gli dissi solo di andare in ospedale. Non ci è andato.
Con molta frustrazione pensi: se avesse ascoltato, sarebbe potuto andare tutto diversamente. Ma non puoi tornare indietro. Puoi solo fare quello che puoi adesso».
Il sostegno di Javier Martinez
Durante questa prova, Javier Martinez, compagno di Helena, è stato fondamentale: «È stato il primo a dirmi: “Vai da tuo papà”. Io ero combattuta, ma lui è stato lucido. Mi ha detto: “Rifletti. Il papà è uno solo”».
La distanza non ha reso tutto semplice: «Mi svegliavo alle sei del mattino per sentirlo, la stanchezza e l’ansia rendevano difficili i messaggi. Ma quando ci siamo riabbracciati è stato un attimo infinito».
Ritrovare momenti di leggerezza tra ospedale e casa
Nonostante le difficoltà, Helena Prestes ha trovato momenti per sé grazie alle amiche: «Mi hanno obbligata a uscire. Ho mangiato cibo brasiliano, ho portato mio nipote Levi allo zoo, ho fatto capoeira alle sette del mattino con un amico bravissimo».
Una lezione di vita e amore
Dall’esperienza vissuta, Helena Prestes trae anche una riflessione sulla resilienza e sull’amore: «Ogni volta che mi si presenta un ostacolo, penso: “Sei arrivata fin qui, ce la farai anche questa volta”. Un dolore come quello vissuto nell’infanzia può distruggerti o renderti più forte. Io ho scelto la luce. Ho imparato a restare, anche quando fa male».
