Il capo della Polizia, Vittorio Pisani, aveva disposto il licenziamento di un agente colpevole di aver partecipato senza autorizzazione, insieme alla fidanzata, all’edizione estiva 2024 di Temptation Island, il reality show di Canale 5. Ora però il Tar del Lazio ha deciso di sospendere il provvedimento, riammettendo temporaneamente in servizio il poliziotto in attesa della decisione di merito.
La vicenda è stata riportata da Open e sta facendo discutere per i suoi risvolti disciplinari e giuridici.
Scoperto per caso davanti alla tv
Secondo quanto ricostruito, i superiori dell’agente – un assistente capo coordinatore della Polizia di Stato – avrebbero scoperto la sua partecipazione al programma casualmente, accendendo la televisione. Anche loro, infatti, erano spettatori abituali del reality prodotto da Mediaset.
Il 28 agosto 2024 i vertici della Polizia hanno inviato al poliziotto una diffida formale, intimandogli di “astenersi da qualsiasi ulteriore partecipazione al programma televisivo”.
La seconda apparizione e il licenziamento
Poche settimane dopo la diffida, però, l’agente è apparso nuovamente in una puntata della stagione autunnale di Temptation Island. A quel punto è scattata la procedura per la decadenza dall’impiego, approvata dopo il parere del Consiglio di amministrazione per il personale della Polizia di Stato.
Il licenziamento è stato firmato direttamente dal capo della Polizia, Vittorio Pisani.
Il ricorso al Tar del Lazio
Il poliziotto ha impugnato il provvedimento davanti al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione urgente del licenziamento. I giudici amministrativi, nel gennaio 2025, hanno accolto la richiesta in via cautelare e provvisoria, ordinando la riammissione in servizio dell’agente.
La sospensione resterà valida fino alla decisione di merito, fissata per la camera di consiglio del 24 marzo.
La tesi della difesa
Secondo i legali dell’agente, dopo la diffida del 28 agosto il poliziotto non avrebbe più partecipato a nuove registrazioni del programma. La puntata andata in onda in autunno, vista dai superiori, sarebbe stata infatti registrata durante l’estate, quindi prima della diffida.
Un elemento che, secondo la difesa, renderebbe illegittimo il licenziamento per violazione delle norme disciplinari.
